Saturday, February 26, 2011

Foot Pain Ice Skating

The lesson of the Maghreb peoples

La lezione dei popoli magrebini

Un fuoco rivoluzionario di vastissime proporzioni arde su tutto il fronte nordafricano, in pratica sulla sponda meridionale del Mediterraneo, a pochi chilometri dalle coste italiane. La fiamma è inizialmente divampata in Algeria, appiccando un incendio che ha contagiato facilmente le altre nazioni magrebine come Tunisia, Marocco, Egitto, nonché parte della penisola arabica, Arabia Saudita, Bahrein, Mauritania, Sudan, Yemen, Giordania, Libano, Syria and other States that are not exposed to the attention of the media.

These days, the fire is flashing Libya's Colonel Gaddafi. Which, thanks to the criminal complicity of the Berlusconi government and Italian-made weapons, is killing his people claiming more rights, freedom and a genuine democratic renewal of society and politics. E 'should be remembered that Italy is the leading European supplier of weapons to the Qaddafi regime and the third largest exporter of weapons of war in the world after the United States and Britain.

To understand the scope of the revolutionary events of recent weeks do not need the trivial explanation that suggests the image of a "domino effect" , as many political analysts theorized to describe the collapse of the regimes of Eastern Europe starting from & # 8217; demolition of the Berlin Wall in the late 80's, nor the thesis of a "earthquake" political on a large scale as claimed by many observers today, but should assume an accumulation of energies such as prior to the occurrence of an earthquake event, ie an accumulation of tensions and contradictions within a social movement comparable to the overall expansion tectonics revolution.

The argument that conspiracy behind the riots of the Arab peoples are nesting "hidden puppeteers" who would head the usual CIA or Mossad, the Israeli secret services say, is just ridiculous , is a fable, a convenient deception and reduced schematic and simplistic view of reality, which is rather more complicated.

The revolutionary wave is continuing, indeed. The burning wind of popular revolt threatens to blow ancora e spingersi rapidamente verso il vicino Oriente, investendo l’intera area mediorientale e il Golfo Persico, dove sono in gioco gli interessi economici, strategici e politici più importanti e vitali per l’imperialismo internazionale.

Il significato e gli effetti di queste rivolte trascendono i confini politici nazionali. Siamo di fronte all’inizio di una crisi rivoluzionaria di dimensioni epocali che potrebbe innescare un processo di rottura dei rapporti di forza economici e geo-politici internazionali. Non a caso, gli imperialisti di tutto il mondo temono che altri moti rivoluzionari possano avere luogo in Paesi il cui ruolo è fondamentale come, ad esempio, la Turchia, un prezioso alleato storico della Nato, oppure nei suddetti Stati del Golfo Persico, ricchi di riserve petrolifere indispensabili all’economia capitalistica mondiale.

Le lotte rivoluzionarie del proletariato arabo, in gran parte formato da giovani al di sotto dei 30 anni trascinati da un sincero entusiasmo rivoluzionario, stanno impartendo insegnamenti utili alla fiacca e imborghesita sinistra europea, mostrando al mondo che solo le masse popolari compatte e decise nella lotta rivoluzionaria possono porre termine ad una crisi capitalistica che s’inasprisce sempre più. Le rivolte di piazza nei Paesi magrebini dimostrano che nessun regime politico è invincibile, che the proletarian masses can overthrow any government, as despotic and bloody it is, that the support provided by the world imperialist system is not enough to keep them alive.

There is no doubt that a decisive role in the final and victorious outcome of these revolutions is played by the army, but also at other times history it has happened that the desertion of the military has been a determining factor for the fate of a revolution: think of the tsarist army soldiers and officers who chose solidarity di classe contro i cosiddetti “interessi nazionali” , ponendosi al fianco dell’insurrezione bolscevica in Russia e agevolando la vittoria finale dei Soviet nel 1917.

 

Venendo alla politica estera italiana, non si può non esecrare con fermezza la posizione, assolutamente inaccettabile e scandalosa, a favore del rais libico mantenuta finora dal governo Berlusconi che si ostina a difendere, nei fatti, il regime di Gheddafi. Coloro c he oggi proclamano (a parole) di schierarsi con i popoli arabi che “lottano per la democrazia” , fino ad ieri solidarizzavano e facevano affari con i regimi autocratici di quella regione e peroravano la “nobile causa” della “esportazione della democrazia” attraverso la guerra, un disegno strategico funzionale all’imperialismo nordamericano.

 

E naturalmente continueranno a solidarizzare e a siglare affari d’oro anche con i futuri despoti e tiranni. Infatti, le cancellerie politiche occidentali auspicano la classica soluzione di stampo gattopardesco, vale a dire una prospettiva di medio o lungo termine that can change everything so that nothing changes and everything stays the same.

Lucio Garofalo

0 comments:

Post a Comment